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Autore: Pasquale Roppa Fonte: Quotidiano della Calabria Data: 21/07/2010 GIZZERIA - Marco Minniti si tira fuori dalla logica delle fazioni e delle tifoserie costituite nel Pd calabrese e invita tutti i "democratici" a lavorare per la ricostruzione del partito. In questo percorso si dice disponibile a "dare una mano a Musi" con il quale ancora non ha parlato. Delle dinamiche del partito calabrese così come delle vicende "romane" Minniti ha parlato a Marina di Gizzeria durante una iniziativa promossa in loco per discutere della manovra finanziaria e degli effetti che la stessa avrà nel Mezzogiorno. Allo stesso tavolo, fianco a fianco c'era Doris lo Moro. Entrambi i parlamentari hanno rimarcato la valenza dell'incontro durante il quale hanno avuto la possibilità di ascoltare la baseediconfrontarsi con il territorio. "E' un segnale importante della nostra ripartenza " ha esordito Minniti."Dopo una lunga fase di afasia del partito, finalmente riprendiamo ilfilo giusto: incominciamo a discutere". Il parlamentareha postol'accentosu unadiscussione che affronta i problemi del Paese e della gente. "Da mesi stiamo parlando solo di noi". La dissertazione si sposta sulla finanziaria e le ristrettezze per gli enti locali costretti a tagliare i servizi. Ancor di più sulla particolare fase che vive il governo Berlusconi che si avvia verso "una crisi irreversibile e per la quale necessita la costruzione di una alternativa credibile".Si passapoi alle vicende calabresi e alla batosta delle regionali e Minniti ricorda che si è trattato di "una sconfitta drammatica " che - sottolinea - "ci inchioda alle nostre responsabilità". Usa il plurale Minniti. E lo rimarca pure. E probabilmente si soglie pure qualche sassolino dalle scarpe quando ricorda di essere stato messo da parte. "In campagna elettorale non mi ha chiamato nessuno, io però mi sono messo ugualmente a disposizione del partito". "E nonostante ciò - puntualizza - vengo qui ora e dico che è stata una nostra sconfitta". Nonpuòmancare il capitolo dellemacerie e del commissariamento. "Di fronte ad una sconfitta straordinaria - c'era bisogno di una reazione straordinaria ". Dice di non essere un amante dei commissariamenti, ma chiarisce "però è una scelta dovuta". "Ora - sostiene Minniti - dobbiamo dare una mano a questo commissario. Io non ci ho ancora parlato. Sono rispettoso" e insiste "dobbiamo dargli una mano, da solo non può ricostruire il partito su basi nuove. Il partito ha bisogno di tutti. Bisogna mettersi ognuno di noi in discussione. Sapendo che quando si costruisce un partito è un partito e non la somma di tanti partitini". E ancora: "in un partito si formano maggioranze eminoranze, ma il partito non èun accampamento dove uno piazza la tenda fino a quando gli piace". Insiste Minniti sulla risposta "corale". "Tutti dobbiamo dare una mano, nessuno si senta escluso. Se un partito si riduce all'esercizio del potere, finito il potere finisce il partito". "Basta con le risse - e ciò - spiega - non significa fermare la dialettica interna che deve esserci" Conclude dicendo dunque "no alle tifoserie. Io - sostiene sono a disposizione del partito". |