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GIZZERIA- Molte sono le strutture architettoniche
non valorizzate nel territorio del lametino.
A Gizzeria, alla fine della strada provinciale
106 nella via a destra del torrente Casale
o del crocevia di Pelio in località "
Pirainetto", immediatamente a ridosso
del mare, ci sono i resti di una antica masseria
risalente al XVI secolo. Proprio adiacente
alla strada c'è un arco d'ingresso del 1700,
l'entrata dell'antica masseria, con precisione
architettonica "un arco d'ingresso".
La Provincia di Catanzaro , nell'effettuare
interventi sulla carreggiata e per dare maggiore
larghezza ha deciso che l'arco non serve,
quindi dovrà essere eliminato. Il progetto
esecutivo approvato dalla provincia di Catanzaro
che prevede i lavori da apportare al tracciato
stradale già presente, in linea generale
possono considerarsi utili e necessari per
un collegamento tra le vie interne e per
una maggiore viabilità degli automezzi, non
convincono del tutto invece le soluzioni
tecniche adottate dai progettisti che prevedono
l'eliminazione dell'arco settecentesco, queste
infatti provocherebbero un irreversibile
danno ad un patrimonio storico di un certo
rilievo.
Vero è che il patrimonio storico disseminato
tra campi e ulivi è stato lasciato per anni
all'abbandono e ai rovi, ma perché non cogliere
l'occasione del progetto urbanistico effettuato
dalla Provincia per una valorizzazione seria
e proficua di ciò che è rimasto del passato
e di ciò che in minima parte può sollevare
le sorti di un territorio bistrattato da
secoli? Realizzare strade tra i campi è certamente
un' opera giusta, le vie di comunicazione
sono da sempre le principali cause di un
maggiore contatto tra la gente, di scambi
economici e culturali, ma collegare cosa?
Un campo all'altro? Una zona semiabbandonata
all'altra? Il problema a nostro avviso è
quello di recuperare opere che possano essere
motivo di visita, realizzare itinerari che
portino a visionare località in cui osservare
segni artistici del passato; l'arco dell'antica
masseria potrebbe essere in questo caso la
motivazione di un passaggio. Da scongiurare
è una certa visione del territorio sganciata
dal recupero ambientale e storico, una devastazione
di ciò che esiste e che purtroppo non è reso
visibile. Perché non recuperare e pensare
ad un aggancio culturale e territoriale con
l'idea del grande parco archeologico lametino
lanciata dallo stesso comune di Lamezia Terme?
Se le opere artistiche del comprensorio vengono
abbattute cosa abbraccerà il grande parco
archeologico Lametino? Strade allargate verso
il nulla? L'associazione archeologica culturale
Hidrya, di Gizzeria, con il suo presidente
Camillo Trapuzzano si oppone fermamente alla
distruzione di ciò che potrebbe rappresentare
una risorsa per l'intero comprensorio lametino
e intende in ogni modo scongiurare "Lo
scempio ambientale al patrimonio storico
di Gizzeria", in questo caso l'abbattimento
dell'arco settecentesco. Uno scempio a dire
il vero che trova sostegno in una certa politica
del passato cieca verso ciò che può apportare
vero benessere al territorio calabrese.
Dice Camillo Trapuzzano in relazione alla
cura del patrimonio ambientale "Gli
esempi di scempio del patrimonio storico
e architettonico a Gizzeria, sono ben visibili
e riconducibili a episodi di pseudo recupero
recenti: Casino di Stocco già residenza estiva
del generale Stocco oggetto di lavori di
restauro e di nuove costruzioni che hanno
deturpato la storia del luogo. Chiesa di
San Giovanni e della SS. Annunziata i cui
lavori di restauro, mai conservativi, hanno
reso irriconoscibile le tipologie costruttive
del cinquecento e del seicento".
Il complesso masserizio che sarà abbattuto,
secondo il progetto indicato dalla provincia,
di proprietà della famiglia Statti, passato
nei tempi dalle varie famiglie padronali
di Gizzeria, nel settecento alla famiglia
Cacozza e in tempi più recenti per successione
alla signora Maria Cristina Miceli moglie
di Aloisio Miceli, ha svolto, fino a tempi
a noi molto prossimi, un ruolo fondamentale
nell'economia agricola di Gizzeria. La struttura,
con la casa padronale, le stalle il frantoio
e palmento, rappresenta ciò che nel passato
era alla base dell'economia del luogo e causa
primaria di sostentamento per intere popolazioni.
IL presidente dell'Hidrya, Camillo Trapuzzano,
sollecita il Sindaco e la Soprintendenza
ai Monumenti di Cosenza perché si attivi
per una soluzione tecnica diversa e per "l'attuazione
di una politica che tende al recupero storico-ambientale
del territorio e non alla distruzione di
ciò che potrebbe rappresentare una risorsa
da utilizzare anche in chiave storico-turistica
e che nello specifico in gioco non è soltanto
la salvezza di una struttura architettonica,
in pericolo si trova la stessa sopravvivenza
dell'intero nucleo della masseria e del suo
ambiente".
"Inoltre- prosegue il presidente Trapuzzano-
la struttura ed il complesso della masseria
con ciò che resta del paesaggio agrario e
degli altri beni storici, rappresentano un
elemento di arricchimento di una coscienza
collettiva, che nei segni del passato ritrova
il proprio punto di riferimento, per proiettarsi
verso il futuro di una sua storia , che rischia
di diventare paurosamente anonima e priva
di qualsiasi durevole valore".
Maria Rosaria Folino
- da "Il Quotidiano della Calabria"
del 30/09/2005
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