News Settembre 2005

Gizzeria. La provincia vuole abbattere un arco del 1700 per interventi sulla carreggiata
Via la storia per allargare la strada
L'associazione "Hidrya" si oppone e chiede l'intervento del sindaco


GIZZERIA- Molte sono le strutture architettoniche non valorizzate nel territorio del lametino. A Gizzeria, alla fine della strada provinciale 106 nella via a destra del torrente Casale o del crocevia di Pelio in località " Pirainetto", immediatamente a ridosso del mare, ci sono i resti di una antica masseria risalente al XVI secolo. Proprio adiacente alla strada c'è un arco d'ingresso del 1700, l'entrata dell'antica masseria, con precisione architettonica "un arco d'ingresso". La Provincia di Catanzaro , nell'effettuare interventi sulla carreggiata e per dare maggiore larghezza ha deciso che l'arco non serve, quindi dovrà essere eliminato. Il progetto esecutivo approvato dalla provincia di Catanzaro che prevede i lavori da apportare al tracciato stradale già presente, in linea generale possono considerarsi utili e necessari per un collegamento tra le vie interne e per una maggiore viabilità degli automezzi, non convincono del tutto invece le soluzioni tecniche adottate dai progettisti che prevedono l'eliminazione dell'arco settecentesco, queste infatti provocherebbero un irreversibile danno ad un patrimonio storico di un certo rilievo.
Vero è che il patrimonio storico disseminato tra campi e ulivi è stato lasciato per anni all'abbandono e ai rovi, ma perché non cogliere l'occasione del progetto urbanistico effettuato dalla Provincia per una valorizzazione seria e proficua di ciò che è rimasto del passato e di ciò che in minima parte può sollevare le sorti di un territorio bistrattato da secoli? Realizzare strade tra i campi è certamente un' opera giusta, le vie di comunicazione sono da sempre le principali cause di un maggiore contatto tra la gente, di scambi economici e culturali, ma collegare cosa? Un campo all'altro? Una zona semiabbandonata all'altra? Il problema a nostro avviso è quello di recuperare opere che possano essere motivo di visita, realizzare itinerari che portino a visionare località in cui osservare segni artistici del passato; l'arco dell'antica masseria potrebbe essere in questo caso la motivazione di un passaggio. Da scongiurare è una certa visione del territorio sganciata dal recupero ambientale e storico, una devastazione di ciò che esiste e che purtroppo non è reso visibile. Perché non recuperare e pensare ad un aggancio culturale e territoriale con l'idea del grande parco archeologico lametino lanciata dallo stesso comune di Lamezia Terme? Se le opere artistiche del comprensorio vengono abbattute cosa abbraccerà il grande parco archeologico Lametino? Strade allargate verso il nulla? L'associazione archeologica culturale Hidrya, di Gizzeria, con il suo presidente Camillo Trapuzzano si oppone fermamente alla distruzione di ciò che potrebbe rappresentare una risorsa per l'intero comprensorio lametino e intende in ogni modo scongiurare "Lo scempio ambientale al patrimonio storico di Gizzeria", in questo caso l'abbattimento dell'arco settecentesco. Uno scempio a dire il vero che trova sostegno in una certa politica del passato cieca verso ciò che può apportare vero benessere al territorio calabrese.
Dice Camillo Trapuzzano in relazione alla cura del patrimonio ambientale "Gli esempi di scempio del patrimonio storico e architettonico a Gizzeria, sono ben visibili e riconducibili a episodi di pseudo recupero recenti: Casino di Stocco già residenza estiva del generale Stocco oggetto di lavori di restauro e di nuove costruzioni che hanno deturpato la storia del luogo. Chiesa di San Giovanni e della SS. Annunziata i cui lavori di restauro, mai conservativi, hanno reso irriconoscibile le tipologie costruttive del cinquecento e del seicento".
Il complesso masserizio che sarà abbattuto, secondo il progetto indicato dalla provincia, di proprietà della famiglia Statti, passato nei tempi dalle varie famiglie padronali di Gizzeria, nel settecento alla famiglia Cacozza e in tempi più recenti per successione alla signora Maria Cristina Miceli moglie di Aloisio Miceli, ha svolto, fino a tempi a noi molto prossimi, un ruolo fondamentale nell'economia agricola di Gizzeria. La struttura, con la casa padronale, le stalle il frantoio e palmento, rappresenta ciò che nel passato era alla base dell'economia del luogo e causa primaria di sostentamento per intere popolazioni.
IL presidente dell'Hidrya, Camillo Trapuzzano, sollecita il Sindaco e la Soprintendenza ai Monumenti di Cosenza perché si attivi per una soluzione tecnica diversa e per "l'attuazione di una politica che tende al recupero storico-ambientale del territorio e non alla distruzione di ciò che potrebbe rappresentare una risorsa da utilizzare anche in chiave storico-turistica e che nello specifico in gioco non è soltanto la salvezza di una struttura architettonica, in pericolo si trova la stessa sopravvivenza dell'intero nucleo della masseria e del suo ambiente".
"Inoltre- prosegue il presidente Trapuzzano- la struttura ed il complesso della masseria con ciò che resta del paesaggio agrario e degli altri beni storici, rappresentano un elemento di arricchimento di una coscienza collettiva, che nei segni del passato ritrova il proprio punto di riferimento, per proiettarsi verso il futuro di una sua storia , che rischia di diventare paurosamente anonima e priva di qualsiasi durevole valore".

Maria Rosaria Folino



- da "Il Quotidiano della Calabria" del 30/09/2005

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